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TASTING CALABRIA WORKSHOP I
Pizzo Calabro, ME Restaurant 19 giugno 2019 ore 18,30

UN PROLOGO NON CONVENZIONALE

Nella storia del pensiero filosofico si chiama “teoria della eterogenesi dei fini” quella situazione per la quale un soggetto, pur agendo con la volontà di raggiungere un certo obbiettivo, finisce coll’ottenerne involontariamente ed inaspettatamente un altro (G. B. Vico). Emblematico, nel campo della letteratura moderna, è il romanzo di Fitzgerald “Il grande Gatsby”: Jay ama Daisy ma la grande guerra li separa. Si promettono eterno amore. Lui ritorna a casa, dopo la guerra, ricchissimo e sempre innamorato di lei ma la ritrova sposata con un altro. Cerca di riconquistarla ma, in un finale tragico, l’unica cosa che trova è la sua morte.

Ho utilizzato questa metafora perché, ormai, la gran parte delle kermesse di respiro gastronomico, nate con ambizioni divulgative, si sono trasformate in occasioni dove l’ordalia di persone e cose impedisce la ben che minima possibilità di confronto, apprendimento e conoscenza. A buone intenzioni, a mio avviso, sono conseguiti, in maniera inaspettata, cattivi risultati.

Perciò, quando due mesi fa il vulcanico Salvatore Murano mi propose di presentare a Cirò Marina la mia “La Consiglieria 2019”, all’interno del suo MAX, decidemmo di coinvolgere non solo tutti gli chef calabresi che avevo raccontato nelle pagine del libro (Caterina Ceraudo, Giuseppe Romano, Agostino Bilotta, Salvatore Murano, Pierluigi Vacca), ma anche produttori e giornalisti, in una speciale cena ad inviti. L’obbiettivo era quello di sincretizzare le diverse istanze di filiera in un’esperienza gastronomica ad hoc. La serata fu, nel comune sentire, un successo, tant’è che durante il collegiale conclusivo saluto di tutti gli chef al pubblico qualcuno, tra i tavoli, chiese a gran voce la data di una replica. Si candidò Giuseppe Romano. Era il 29 aprile. Neanche due mesi fa.

Ma, quando pochi giorni dopo, questo chef -visionario e carico di passione come solo un napoletano lo sa essere ma anche ambizioso e propositivo come tutti gli Ambasciatori del Gusto- mi chiese la disponibilità ad immaginare insieme a lui un nuovo evento mi invitò a progettare qualcosa di più grande, più ambizioso, qualcosa che non durasse solo l’arco di una sera ma potesse diventare un format.

E’ nato così Tasting Calabria Workshop I. Tutti i sapori della Calabria”. Anche il titolo, dal lessico anglofono, non è casuale ma nasconde sia l’ambizione di creare un evento che duri e cresca nel tempo (per questo alla parola workshop segue l’uno in lettere romane; ad auspicio di una sequenza temporale) ma che, soprattutto, possa trascendere i confini regionali magari viaggiando oltre i confini nazionali.

L’idea è semplice: offrire alle istituzioni ed ai produttori calabresi, specie quelli che si distinguono per la paradigmaticità delle loro eccellenze enogastronomiche, un’occasione unica per raccontare ad una platea qualificata di addetti del settore (che è ben diverso dal pubblicizzare, perché nel racconto ci sono anche i sentimenti e le umane pulsazioni e non solo il rispetto delle regole del marketing) lo stato dell’arte delle loro primizie e degli sforzi che quotidianamente essi compiono per qualificarsi, distinguersi, ed affermarle nel mondo.

La novità, a mio avviso, è quella dell’approccio condiviso: non una sequenza di relatori a cui si contrappone una platea di ascoltatori ma un workshop, ossia persone partecipi degli stessi interessi istituzionali ed imprenditoriali di filiera che si confrontano: perché è solo dal sincero dialogo e dal confronto aperto che nascono le idee migliori.

In quest’ottica gli chef diventano degli emblematici ambasciatori del gusto, coloro i quali attraverso sapori antichi e saperi moderni realizzano, attraverso i loro piatti, la giusta occasione didascalica per raccontare il territorio, gli uomini che lo popolano e le loro storie.

Auguro a tutti buon lavoro e di ritrovarci qui l’anno prossimo.